giovedì 28 gennaio 2016

Lo zucchero nella Coca Cola

In Inghilterra sono molto diffusi riquadri come questo, dal titolo "Pensa prima di bere", in cui sono mostrate diverse bevande conosciute e la quantità di zucchero contenuta in ognuna. Di solito sono appesi alle pareti nelle scuole o nei luoghi molto frequentati dai bambini, proprio per cominciare ad educarli fin da piccoli su una corretta alimentazione, facendo vedere che nell'acqua lo zucchero è assente e quindi, se si ha sete, preferirla ad altri tipi di bevande rappresenta la soluzione migliore. 




Ho deciso di scrivere questo post dopo che ho trovato diffuse in rete delle immagini come questa, ma con la bustina della Coca Cola riempita di zucchero fino in cima. L'immagine proviene come al solito da pagine Veggy, con lo scopo di gettare fango su una multinazionale. Ecco, sappiate che quelle sono FALSE. La Coca Cola contiene zucchero, ma non in quelle quantità spropositate. Il quantitativo di zucchero della Coca Cola non è poi tanto diverso da quello di un succo di frutta, con la differenza che di succo di frutta se ne beve di più, con la scusa che "fa bene", ma sempre zucchero è. Quindi cari Veggy people, pensate davvero bene prima di bere...


martedì 26 gennaio 2016

Il taglio della coda nei suinetti

Gira nel web l'ennesima scena da film horror, in cui dei poveri suinetti vengono torturati senza pietà da allevatori senza scrupoli. Quest'immagine vuole riprodurre in modo esasperato delle pratiche di allevamento che vengono difatti eseguite negli allevamenti intensivi: si tratta del taglio della coda dei suinetti e della limatura dei denti. Le cose però stanno diversamente da come mostrato nella foto, che ha come scopo di colpire la sensibilità dei consumatori ed invitarli a non mangiare carne.  




Essendo il maiale un animale piuttosto aggressivo, può succedere che in condizioni di allevamento non ottimali, i maiali comincino a morsicarsi la coda e a procurarsi lesioni tra loro. La morsicatura della coda provoca quindi gravi infezioni e conseguenze alla salute degli animali, compromettendo anche la qualità e la sicurezza del prodotto finale. Per questo motivo il taglio della coda e la limatura dei denti rappresentano misure preventive per assicurare il benessere animale. La normativa comunitaria prevede che queste pratiche siano limitate il più possibile. Per raggiungere questo traguardo, occorre organizzare l'allevamento in modo che gli animali non si procurino ferite tra loro, come ad esempio assicurare maggiori spazi e mettere della paglia sul pavimento così che i maiali possano grufolare. Uno studio realizzato dall'Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, mostra che è possibile allevare il suino pesante italiano evitando la rimozione della coda. Lo studio, pubblicato sulla rivista Livestock Science, evidenzia che la presenza della coda evita in effetti a tutti gli animali il dolore causato dalla sua rimozione, ma potrebbe aumentare il rischio di morsicatura e la gravità del fenomeno. Tuttavia garantendo agli animali un sostanziale miglioramento delle condizioni ambientali, come l'aumento degli spazi, la lettiera in paglia, l'utilizzo di oggetti per farli distrarre, si può gestire il problema in modo soddisfacente, riducendo il rischio di morsicatura della coda. Qualora il taglio della coda si renda necessario, esistono dei taglia-coda a gas o elettrici che assicurano una mozzatura veloce e indolore. I suinetti strillano, è vero, ma è principalmente perché sono spaventati. Anche quando si prova a prenderli in braccio per due coccole, strillano come disperati. Sicuramente siamo ben lontani dalle scene cruente che ci mostrano sul web, dove sembra quasi che l'allevatore sia uno spietato aguzzino che si diverte a torturare i suoi animali. Il testo di legge che definisce le norme per la protezione dei suini è la Direttiva 2008/120/Ce, recepita in Italia dal Decreto Legislativo del 7 luglio 2011 n.122. Andando a leggere queste norme, possiamo renderci conto di come l'Unione Europea sia all'avanguardia nel gestire questa problematica, mettendo in luce i punti di debolezza dei sistemi di allevamento, che devono essere migliorati al fine di garantire il benessere di tutti gli animali. In particolare la norma prevede che le operazioni che possono arrecare dolore agli animali, devono essere svolte solo da un medico veterinario o da personale specificatamente formato in materia di benessere animale. Il mozzamento della coda è da effettuarsi entro il settimo giorno di vita dell'animale, o se attuato successivamente, solo sotto anestesia e con somministrazione di analgesici. La riduzione degli incisivi e il mozzamento della coda sono ammessi laddove sia provata la presenza di ferite. Complimenti comunque a chi inventa e diffonde questi film dell'orrore.. meriterebbe quasi di vincere l'Oscar! Chi mi spaventa di più è chi condivide immagini come questa sbraitando GO VEGAN!!!



FONTI

http://www.izsvenezie.it/taglio-della-coda-nel-suino-italiano-limpatto-sul-benessere-in-allevamento/

Di Martino G. et al. (2014). The effect of tail docking on the welfare of pigs housed under challenging conditions. Livestock Science, 173, 78–86.

Direttiva 2008/120/Ce  e D. Lgs 7 luglio 2011 n° 122

http://www.medi-nova.it/taglia_code_elettrico/prodotto_it_2760.aspx

domenica 24 gennaio 2016

La carne di coccodrillo

Ebbene sì, l'ho trovata! La carne di coccodrillo, che ha tanto spopolato ad Expo2015 nel padiglione dello Zimbabwe, è finita tra le mie mani... L'ho trovata per caso alla catena di supermercati Iceland in Inghilterra, paese in cui vivo e non riuscivo a credere ai miei occhi! La prima volta che ho visto mangiare la carne di coccodrillo è stato in un programma televisivo, tipo "Isola dei famosi", ma versione inglese, e già la vista di quel rettile sulla brace colpì la mia curiosità. In realtà non ero proprio elettrizzata al pensiero di mangiarla e penso sia normale, vista la spaventosa bestia verde squamosa che tutti conosciamo. Ma per dovere nei confronti della scienza e per il mio blog, ho fatto questo sacrificio. La carne si presenta di color rosa chiaro, molto tenera e delicata, a dispetto delle squame del rettile a cui siamo abituati.



Devo dire però che appena l'ho posizionata sulla piastra rovente, si è sprigionato un odore molto intenso, un po' nauseante. Ho avuto anche serie difficoltà nel cucinarlo: non riuscivo mai a capire quando fosse cotta, visto che rimaneva sempre rosa chiaro. Quindi l'ho un po' bruciacchiata sulla superficie, ma all'interno è rimasta sempre rosa. Leggendo di chi l'aveva già assaggiata ad Expo o durante viaggi all'estero, mi aspettavo un sapore dolce, a metà tra pollo, pesce e polpa di granchio. Invece io non ho sentito né il pesce e né il granchio, ma un sapore pungente, come un pollo molto speziato. Mi ha dato anche la sensazione che fosse grassa, nonostante i valori nutrizionali dicano il contrario. Alla masticazione risultava viscida e gommosa. Forse il fatto che fosse un burger, preparato anche con altri ingredienti, ha compromesso la degustazione: diverso sarebbe stato addentare un muscolo di un coccodrillo cotto intero sulla brace e spero in futuro di avere questa opportunità. Leggendo infatti l'etichetta con gli ingredienti, si può notare che nel burger sono presenti spezie e aromi.



La carne di coccodrillo è presente per l'80%. I valori nutrizionali ci dicono che contiene meno grassi del pollo e del pesce, è povera di colesterolo e di sodio, è ricca di ferro, potassio, vitamina B12, omega 3, omega 6 e omega 9. E' in assoluto la miglior fonte proteica al mondo e viene consigliata anche per chi pratica body building e desidera aumentare la propria massa muscolare. In Asia, in America, in Sud Africa e in Australia, il suo consumo è già diffuso da tempo, e viene servita nei migliori ristoranti, come carne di lusso. In Europa la sua commercializzazione è legalizzata in molti paesi, come Belgio e Regno Unito. In Italia invece non si può ancora mangiare e solo grazie ad Expo molte persone hanno potuto assaggiare questa novità, anche se è recente la notizia che ben presto la carne di coccodrillo arriverà anche nel Bel Paese, insieme alla carne di zebra. Concludendo devo ammettere purtroppo che tra me e Mr Cocrodile non è scattata la scintilla. Non la ricomprerei e forse l'immagine del lucertolone squamoso che sguazza nelle paludi mi ha suggestionata negativamente. La carne comunque proviene da allevamenti controllati, quindi è sicura e non è nemmeno molto costosa (13.64 sterline al kg). Ho provato anche a darla al mio gatto... che l'ha annusata per mezz'ora e alla fine si è rifiutato di mangiarla! Quindi per quanto mi riguarda, questi rettili per adesso sono al sicuro dalle mie grinfie.


FONTI

http://www.ilfattoalimentare.it/crocoburger-carne-coccodrillo-zimbabwe.html

http://www.ilgiornale.it/news/crocoburger-1150878.html


venerdì 22 gennaio 2016

I legumi le proteine del futuro?

La bravissima Lisa Casali, che tutti conosciamo per le sue utilissime lezioni anti-spreco, ieri ha postato sulla sua pagina Facebook un'immagine di una vacca piena di lenticchie, sostenendo che i legumi siano le proteine del futuro. Chi mi conosce sa che questa immagine mi ha fatto gelare per un attimo il sangue nelle vene.



I legumi proteine del futuro?!?! Siamo messi proprio bene... Futuro significa andare avanti, non tornare indietro! Ricordiamo che i legumi venivano chiamati anche "la carne dei poveri", perché facevano parte dell'alimentazione della popolazione che non poteva permettersi la carne, ma difatto non sono dei validi sostituti. Non solo a parità di peso contengono 3 volte meno proteine della carne, ma queste proteine non sono né di buona qualità, né facilmente assorbibili. Come spiegato anche dalla bravissima nutrizionista Elisabetta Bernardi in un'intervista rilasciata per Carni Sostenibili:

"Per ottenere, ad esempio, la quantità adeguata di amminoacidi essenziali da una dieta esclusivamente vegetale, si rischia di introdurre allo stesso tempo una quantità eccessiva di altri nutrienti, rispetto alle esi­genze del nostro organismo. La combinazione di cereali e legumi è spesso indicato come un adeguato sostituto della carne per via del suo apporto proteico, in cui le carenze di aminoacidi essenziali dei cereali sono coperte da quelle dei legumi e viceversa. Ma per ottenere gli aminoacidi di 70 grammi di carne, una fettina piccola che apporta meno di 80 kcal, si dovrebbero consumare 2 porzioni di pasta e fagioli, con un apporto di oltre 700 kcal. E questi conti conviene farli, in tempi di incidenza di obesità così elevata".

150 anni fa la popolazione era sottoalimentata. Sulle tavole c'erano pasta, legumi e ortaggi di stagione (insomma tutto ciò che vogliono farci mangiare oggi con la scusa del "cibo sano"). Questa miseria provocava una grave malnutrizione e la carne era privilegio di pochi. I legumi infatti contengono degli anti nutrienti che nemmeno la cottura e l'ammollo riescono a disattivare completamente. In alcuni casi con una cottura prolungata si riesce a eliminare alcuni dei fattori anti nutrizionali, ma in questo modo vengono denaturate anche le proteine. Ad esempio, le pericolose saponine, anti nutrienti che causano l'aumento della permeabilità intestinale, permettendo a tossine e batteri di interagire con il sistema immunitario e aumentando il rischio di malattie cardiache e cancro, non vengono disattivate nemmeno dopo 2 ore di cottura, mentre vengono inibite dal processo di fermentazione. Lo stesso discorso per i fitati, dei composti che inibiscono l'assorbimento di minerali importanti, come il ferro, zinco, calcio e magnesio, causando carenze nutrizionali. I fitati vengono disattivati dal processo di fermentazione e germogliazione. Grazie al progresso, la popolazione riuscì ad avere sempre più facilmente accesso a cibi con più alto valore nutrizionale, come lo sono appunto gli alimenti di origine animale e le condizioni di vita migliorarono notevolmente. Grazie alle proteine animali gli italiani sono riusciti ad esprimere al meglio le proprie potenzialità genetiche, crescendo anche in altezza. Ricordiamo che siamo tra i popoli più longevi, grazie alla Dieta Mediterranea, che prevede anche carne, pesce, latte e derivati. Poi se la carne sta tornando ad essere un cibo per pochi privilegiati, perché siamo troppi su questo pianeta, è un altro discorso... Ma questo non è futuro. Questo è un ritorno al passato che potrebbe sottoporre la popolazione alle stesse carenze nutrizionali di 150 anni fa. I legumi vengono totalmente esclusi dai sostenitori della Paleo Dieta, perché considerati altamente tossici. Io non mi sento di bannarli in modo così drastico, non solo perché mi piacciono e li mangio tranquillamente, ma anche perché possiedono tante caratteristiche positive importanti e ricoprono anche loro un ruolo fondamentale nella Dieta Mediterranea. Ma da qui a chiamarli proteine del futuro... 


FONTI



The biological action of saponins in animal systems: a review.
Francis G, Kerem Z, Makkar HP, Becker K.
Br J Nutr. 2002 Dec;88(6):587-605. Review.

A review of phytate, iron, zinc, and calcium concentrations in plant-based complementary foods used in low-income countries and implications for bioavailability.
Gibson RS, Bailey KB, Gibbs M, Ferguson EL.
Food Nutr Bull. 2010 Jun;31(2 Suppl):S134-46. Review.

giovedì 21 gennaio 2016

Il latte di mandorla

Visto che ormai ci ho preso gusto ad assaggiare prodotti vegani, oggi ho comprato per la prima volta il latte di mandorla. Premettendo che sono contraria ai "latti" vegetali, perché in nessun modo possono sostituire il latte animale e presentano tante controindicazioni, ho voluto soddisfare almeno la mia curiosità di assaggiarlo. Devo dire che sono rimasta molto delusa dal sapore. Le mandorle mi piacciono moltissimo e mi aspettavo qualcosa di meglio. Invece il sapore che ho sentito al primo assaggio è stato: ACQUA. Eh sì.. Il latte di mandorla sa di acqua. Mi aspettavo una consistenza più densa e un sapore più dolce, tipo l'orzata che in genere si beve d'estate. Ho provato anche a scaldarlo e ad aggiungerci il caffè, come sono abituata a fare ogni mattina col latte vaccino, ma niente da fare. Non mi ha conquistata. Quindi mi sono soffermata a leggere l'etichetta con gli ingredienti e i valori nutrizionali.



Sulla confezione si può leggere che è ricco di vitamina E antiossidante, povero di grassi e arricchito con calcio e vitamine B2, B12, D. Tra gli ingredienti il primo della lista, e quindi più rappresentato, è l'acqua. (Allora avevo ragione, che sa di acqua :) Le mandorle sono presenti solo al 2%. Quindi mi stupisce un po' la presenza di additivi, stabilizzanti ed emulsionanti: farina di semi di carrube (E410), gomma di gellano (E418) e lecitina di girasole. La farina di semi di carrube è prodotta dall'endosperma macinato dei semi della pianta del carrube. Quindi è un composto naturale che non ha particolari controindicazioni, vista la quantità esigua in questo contesto. Ad alte dosi invece può essere dannosa per la salute ed in particolare può interferire con il metabolismo del colesterolo e provocare asma, allergie respiratorie e reazioni cutanee. La gomma di gellano è un polisaccaride ad elevato peso molecolare, ottenuto per fermentazione in coltura di un idrato di carbonio con ceppi di Pseudomonas elodea, purificato per estrazione con isopropanolo, essiccato e macinato. Gli effetti collaterali derivati da un abuso di tale additivo sono al momento ignoti, ma c'è uno studio del 1997 in cui si evidenzia che ratti alimentati con gomma di gellano presentano modificazioni della struttura della mucosa intestinale. Si parla comunque sempre di "eccesso" e non è questo il caso, anche se mi sorprende il fatto che i vegani che consumano il latte di mandorla perché alla ricerca di una bevanda sana, siano poi disposti ad ingerire questi additivi.

Tratto da http://www.my-personaltrainer.it/additivi-alimentari/E410-farina-di-semi-di-carrube.htm

Tratto da http://www.my-personaltrainer.it/additivi-alimentari/E418-gomma-gellano.html


Tralasciando la dicitura "Vegan" in basso a sinistra, quale strategia di marketing che mi fa accapponare la pelle, concludo sostenendo che se si vuole beneficiare di tutte le caratteristiche nutrizionali positive delle mandorle, è meglio consumarle tal quali. In questo modo non perdiamo le fibre ed altri nutrienti e il fatto di dover masticare ci porta a non mangiarne troppe (direi che 5 mandorle al giorno possono bastare). Il rischio del bere il latte è proprio quello di abusarne, essendo liquido. Comunque se si desidera gustare questa bevanda, meglio farsela a casa, con un estrattore, anziché comprare quella industriale, che ha anche un suo costo, non proprio economico. Per chi soffre di tiroide inoltre, sarebbe meglio astenersi dal bere questo latte. Le mandorle infatti possono interferire con il metabolismo dello iodio e causare problemi al corretto funzionamento della ghiandola tiroidea. Per lo stesso motivo, mi raccomando NON date da bere il latte di mandorla ai bambini sotto i 3 anni (in etichetta c'è scritto, in piccolo, ma c'è scritto, e ho fatto i salti di gioia quando l'ho visto). Il latte di mandorla è anche particolarmente ricco di ossalati, dei composti contenuti in tutti i latti vegetali, che chelano il calcio, rendendolo non solo non più biodisponibile, ma formano sali insolubili di ossalati di calcio, che causano calcoli renali. Di seguito tra le fonti, gli studi sul latte di mandorla causa di calcoli e problemi renali nei bambini, e sui latti vegetali di soia, riso, mandorla e castagna, causa di carenze nutrizionali, edema, arresto della crescita in peso e altezza, anemia e rachitismo in bambini fino a 14 mesi alimentati con questi latti vegetali per 3 mesi, in sostituzione del latte formulato. Recentemente c'è stato anche un caso di scorbuto, con fratture al femore, perdita di massa ossea e livelli bassi di vitamina C, in un neonato di 7 mesi alimentato solo con derivati vegetali, latte di mandorla, polvere di sesamo e cereali. I latti vegetali nei neonati non possono in alcun modo sostituire il latte materno o il latte formulato artificiale, perché non sono completi dal punto di vista nutrizionale e possono sottoporre i bambini a carenze molto gravi. Purtroppo chi pensa che il latte vegetale faccia più bene del latte animale, è sulla strada sbagliata. Sicuramente il latte di mandorla non entrerà a far parte della mia spesa abituale, perché il costo del prodotto non vale la qualità organolettica-nutrizionale. Dedicherò altri capitoli più approfonditi ai latti vegetali, anche perché ho comprato pure il latte di cocco ed è sempre là che aspetta che lo assaggi...


FONTI

Severe nutritional deficiencies in young infants with inappropriate plant milk consumption. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24726668

Hyperoxaluria and Genitourinary Disorders in Children Ingesting Almond Milk Products.


DIRETTIVA 96/77/CE DELLA COMMISSIONE del 2 dicembre 1996 che stabilisce i requisiti di purezza specifici per gli additivi alimentari diversi dai coloranti e dagli edulcoranti

Effects of curdlan and gellan gum on the surface structure of intestinal mucosa in rats.

lunedì 11 gennaio 2016

Il 2016 comincia con... una bella cena vegana!

State tranquilli, non mi sto convertendo, né ho intenzione di farlo. Quindi, carnivori d'Italia, non togliete il "like" dalla mia pagina, mi raccomando! Sono stata invitata ad una cena vegana, a cui ho partecipato molto volentieri, un po' per curiosità e un po' per sfida, con lo spirito di imparare cose nuove. La padrona di casa, nonostante fosse stata avvisata del mio atteggiamento anti-vegano, mi ha accolta molto calorosamente, facendomi sentire subito una di famiglia. Alla cena era presente anche la sua nutrizionista di fiducia, molto preparata e competente. Abbiamo affrontato diversi argomenti e ho piacevolmente scoperto che siamo praticamente d'accordo su tutto! Non mi trovavo, infatti, di fronte al vegano-tipo estremista con cui ho avuto a che fare finora, ma ho incontrato, finalmente, una ragazza che vive e lascia vivere, che mangia le uova, il miele e anche il pesce, su precisa indicazione della sua brava nutrizionista, per evitare carenze. Favorevole anche ai vaccini e fan di Marco Bianchi, di cui possiede tutti i libri, ho chiesto se avesse tratto ispirazione da lui per le sue ricette. E invece, i piatti che vedete qui di seguito, sono stati inventati interamente da lei, che mi ha anche confermato che in effetti mangiare vegano è più costoso in termini economici. La cena è cominciata con una deliziosa pappa al pomodoro come antipasto, accompagnata da sedani crudi, conditi con "maionese" vegana. Avevo già assaggiato la pappa al pomodoro in passato, ma questa aveva un sapore più intenso, forse per la presenza dello zenzero e carvi in polvere, una spezia dai semi simili a quelli del cumino e dall'aroma che ricorda quello del finocchio e dell'anice, che conferiscono una nota più pungente e pepata. Devo constatare che la "maionese" vegana non ha niente da invidiare alla vera maionese, che non amo particolarmente, perché a mio avviso copre troppo i sapori anziché esaltarli, mentre quella vegana l'ho sentita più leggera e spiritosa.


Pappa al pomodoro con basilico, zenzero e carvi in polvere, con sedano crudo e "maionese" vegana

                                
A seguire il famoso hummus, una crema di ceci appartenente alla tradizione araba, preparato con ceci frullati con limone, aglio, peperoncino, sale, pepe, olio e cumino, con sopra semi di girasole e semi di papavero. L'aspetto forse non è molto invitante, ma dato che i ceci sono i miei legumi preferiti, il sapore mi ha conquistata.


Hummus da spalmare sul pane


Una delle novità di questa serata è stata per me l'assaggiare per la prima volta il daikon crudo in pinzimonio con l'acidulato di umeboshi, che ho scoperto avere moltissime proprietà benefiche. Il daikon è una radice di origine asiatica, dal sapore di ravanello e dalle proprietà dimagranti, disintossicanti e diuretiche. L'acidulato di umeboshi invece è un aceto molto salato, derivato dalla fermentazione di una varietà di prugne giapponesi, dalle proprietà antipiretiche e utili in caso di problemi digestivi e intestinali.

Daikon crudo

Acidulato di umeboshi

Come primo è stata servita una zuppa molto ricca e gustosa, preparata con orzo, grano saraceno, riso e farro, con carote, patate, scalogno, aglio, peperoncino, sale, pepe, le 5 spezie cinesi (miscela di anice, semi di finocchio, cannella, cassia, e chiodi di garofano), semi di zucca, semi di papavero e olio extravergine d'oliva. E' stato in assoluto il piatto che ho apprezzato di più, sia per l'aspetto che per il sapore, forse perché molto simile alle zuppe tipiche della nostra tradizione mediterranea.  

Zuppa

Come secondo piatto ho assaggiato finalmente il noto e tanto discusso tofu, un derivato dalla cagliatura dei semi di soia, consumato dai vegani come sostituto dei formaggi. E' stato il piatto che mi ha convinta meno, anche se la sfoglia di riso era molto saporita grazie al ripieno di pomodori secchi, capperi e alla salsa di soia.

Da sinistra in senso orario: Pane integrale; Sfoglia di riso ripiena di tofu, fiocchi d'avena, capperi, sale e pomodori secchi; Polpettine con ceci, spinaci e fiocchi d'avena; Funghi saltati in padella

Anche il dolce non era male, nonostante fosse stato fatto con un preparato per "crema" vegana, senza latte e senza uova, ma con latte di soia, mandorle, nocciole e cacao in polvere. Mi ha stupito come la "crema" fosse bella soffice e ben montata, anche se forse il sapore, benché molto buono, non regge il paragone con una vera crema chantilly. Però, per chi non può mangiare dolci con latte e uova, è un'ottima soluzione.

Dolce vegano di "crema chantilly"

Al posto dello zucchero, per dolcificare il caffè, ho assaggiato per la prima volta lo sciroppo di dattero, che è stata un'altra delle rivelazioni della serata. Molto dolce, ne basta meno di un cucchiaino, dona al caffè un sapore caramellato molto gradevole.

Sciroppo di dattero

Sarà stata la bravura della cuoca o il fatto che con me si vinca facile, visto che mi piace sperimentare e assaggiare tutto, devo dire che è stata una piacevole sorpresa scoprire che mangiare vegano non è poi così terribile come pensavo. Certo, non potrei mai mangiare così a vita. La carne, i nostri formaggi tipici e i dolci con latte, burro e uova della nostra tradizione, hanno tutt'altri sapori, decisi e insostituibili. Ma conoscere nuovi ingredienti, appartenenti anche ad altre culture e tradizioni, giocare con le spezie, provare abbinamenti insoliti con la frutta secca e i semi, è sempre motivo di arricchimento e aiuta a non rendere monotona la dieta, che difatti deve essere sempre la più varia possibile. Quindi, allo stesso modo di quando decidiamo di andare al ristorante cinese, indiano o al giapponese, per fare qualcosa di diverso dal solito, anche mangiare vegano, magari una volta a settimana, potrebbe essere una buona alternativa. Quindi, giudizio finale della serata, più che positivo e, come ho detto anche a lei la sera stessa, ripeto anche qui che, se tutti i vegani fossero come lei, potrei anche chiudere baracca e burattini, perché il mio blog o pagine come "Vegano stammi lontano" non avrebbero più motivo di esistere! Ora però vado a farmi una bistecca :) Alla prossima!

lunedì 4 gennaio 2016

Riflessioni e propositi di fine/inizio anno

E' trascorso ormai un anno dall'apertura di questo blog. Quando ho deciso di cominciare questa avventura, avevo dentro di me un piccolo timore: la paura di scoprire che i vegani potessero in qualche modo avere ragione. Oggi, studiando e approfondendo gli argomenti ogni giorno, posso dire che al momento i vegani hanno TORTO MARCIO. Le bufale che diffondono in giro hanno ormai fatto perdere loro qualsiasi tipo di credibilità. Solo per citare alcuni esempi: 




Quando si trovano in giro tabelle di comparazione tra vegetali e prodotti animali "truccate" in modo da far risultare i prodotti vegetali più nutrienti di quelli animali, oppure foto e video di falsi maltrattamenti agli animali negli allevamenti, vuol dire che c'è qualcosa di poco onesto, altrimenti non ci sarebbe bisogno di mentire. 

Quindi che dire? Se per alcuni momenti ho avuto la tentazione di provare la dieta vegana, anche solo per poche settimane, per curiosità e per poterne valutare gli effetti su me stessa.. beh.. mi è proprio passata la voglia. 
Con la disonestà non si costruisce niente. 
Per non parlare poi di tutto il discorso vaccini/sperimentazione animale/teorie del complotto, su cui si leggono cose da far rizzare i capelli. 
Quindi continuerò sulla mia strada, a studiare, valutando e approfondendo gli argomenti con spirito critico, alla ricerca della verità e sempre pronta a cambiare idea. 
Con questo proposito, ho ricevuto numerosi inviti a cene vegan, alle quali parteciperò con piacere, allo scopo di intavolare un dibattito pacifico e costruttivo. 
Inoltre invito tutti a consultare il sito Carni Sostenibili, così che, chi ha ancora dubbi, possa rendersi conto che produrre carne in modo sostenibile non è un'impresa impossibile ed enormi sforzi sono stati fatti e sono tuttora in corso in questo senso. 
Con queste riflessioni di fine anno e buoni propositi per l'anno nuovo, auguro a tutti i miei followers un buon 2016, sperando che sia pieno di belle novità e importanti scoperte in tutti campi, da parte dei nostri valenti ricercatori.