martedì 26 aprile 2016

La carne sintetica: una nuova era per il futuro dell’alimentazione?

Produrre carne in laboratorio senza bisogno di allevare e sacrificare animali? Oggi è possibile, anche se ancora molto costoso, grazie alle moderne tecniche di ingegneria tissutale. Non solo carne, ma anche latte senza vacche e uova senza galline: questo è quanto si legge appena si approda sulla home page di new-harvest.org, un’organizzazione che si occupa di fare ricerca nel campo dell’agricoltura cellulare, che pare prospettare il futuro dell’alimentazione. Lo scopo è quello di “coltivare” i prodotti di origine animale in colture cellulari, anziché produrle naturalmente dagli animali, per nutrire in modo sostenibile la popolazione mondiale in crescita.

In particolare, la carne sintetica è un prodotto artificiale creato in vitro, a partire da siero fetale di vitello coltivato in laboratorio. Ha provocato reazioni contrastanti negli ambienti vegan-animalisti, che se da un lato potranno finalmente non rinunciare alla carne, senza uccidere animali, dall’altro c’è chi la ritiene innaturale, spesso definita sprezzantemente "Frankenmeat", e comunque un prodotto non completamente vegetariano, dato che il punto di partenza è in ogni caso di derivazione animale.
Il primo hamburger in vitro è stato creato dagli scienziati della Maastricht University in Olanda, guidati dal Professor Mark Post, e assaggiato per la prima volta a Londra nell’Agosto 2013. Gli scienziati hanno preso cellule staminali da una vacca e le hanno fatte crescere in coltura con ossigeno, nutrienti, ormoni della crescita e un conservante, il sodio benzonato, per proteggere la carne da lieviti e funghi. E’ stata tenuta per 3 mesi in questo bioreattore, fino a formare strisce muscolari complete, che sono state poi assemblate per produrre un hamburger commestibile.
La carne è stata cucinata dal cuoco Richard McGeown del Couch's Great House Restaurant in Cornovaglia, ed assaggiata dal critico culinario Hanni Ruetzler, uno studioso di alimentazione dal Future Food Studio. Da questo assaggio è emerso che il sapore non è lo stesso della “vera” carne, perché priva di grassi, quindi meno saporita, ma ben distinguibile dai surrogati di soia che fino ad oggi hanno tentato di riprodurne il gusto.
Prima che possa essere messa in commercio, occorre che il costo possa diventare competetivo sul mercato, dato che al momento è proibitivo per il cliente. Il primo hamburger infatti è costato 250.000 euro, ma si prevede che entro il 2050 la carne potrà costare 70 dollari al chilo. Lo scopo principale è quello di fornire proteine animali a chi non se le può permettere, senza incidere sull'allevamento e porre la parola fine alla fame nel mondo.
Studi di ricercatori di Oxford e di Amsterdam hanno stimato che l'impatto ambientale della carne sintetica sarebbe significativamente minore rispetto a quello della carne prodotta in Europa con metodi tradizionali, ed in particolare emetterebbe solo il 4% dei gas serra dannosi per l’ambiente, ridurrebbe il dispendio energico del 7-45%, si otterrebbe l’82-96% in meno del dispendio di acqua, e richiederebbe solo il 2% di tutte le terre utilizzate per l'industria dell'allevamento. Nobili finalità ed un risparmio notevole dunque. Ma quali saranno le possibili conseguenze sui nostri prodotti tradizionali?
Uno scenario possibile è che con la carne sintetica ad esempio, potrebbero perdersi le produzioni tipiche: non saranno più percepibili nella carne il sapore dei fieni e delle essenze foraggere di cui l’animale si è nutrito, verrebbe meno il legame con il territorio, che caratterizza tante produzioni di nicchia e di qualità “Made in Italy” che tutto il mondo ci invidia. Non ci saranno più le differenze che possiamo apprezzare ora, ad esempio tra le caratteristiche della carne appartenente a diverse razze. Verrebbero a mancare totalmente il grasso e le ossa, componenti importanti che sono molto valorizzate in cucina. Diventerebbe tutto appiattito, tutto standardizzato, tutto ridotto ad una impersonale fettina di muscolo sintetico, 100% di pure proteine. E’ un futuro che mette tristezza. Allo stesso modo del pensare di poter sostituire le persone con dei freddi robot.
Ma è davvero necessario arrivare a doversi alimentare con del cibo artificiale creato in provetta, oppure è possibile giungere agli stessi traguardi positivi, con soluzioni meno drastiche? Perfino gli astronauti ormai non assumono più pilloline in orbita, ma mangiano veri pasti preparati appositamente da chefs rinomati, mentre noi sulla terra vorremmo del cibo artificiale? Bisognerebbe investire per rendere più sostenibile la vera produzione di carne, e non per mangiarci roba creata in laboratorio. Questo può essere possibile, da una parte incrementando l'efficienza e la produttività degli allevamenti, e dall'altra promuovendo diete più equilibrate e moderando i consumi di carne, in quanto in una parte del mondo se ne mangia troppa, e dall'altra troppo poca.
E’ importante salvaguardare la tipicità, le caratteristiche qualitative legate al luogo di produzione e alla modalità di allevamento, come i sapori, la consistenza, il tenore in grasso, la succosità e tenerezza del prodotto: tutte caratteristiche che sarà molto difficile, se non impossibile tentare di riprodurre artificialmente. In questo modo, mangiando meno carne, ma di qualità, non serviranno estremi rimedi, portando la finzione a tavola, ma potremmo ancora gustarci la nostra naturale e sana bistecca, salvando le nostre tradizioni.

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