giovedì 12 febbraio 2015

La Paleo dieta

La Paleo dieta sta riscontrando un discreto successo e suscitando un certo interesse. Il termine “Paleo” si riferisce al Paleolitico, ovvero il periodo che ha preceduto il Neolitico, quindi prima dell’avvento dell’agricoltura e dell’allevamento. Scegliere un’alimentazione Paleo significa quindi prediligere cibi di cui l’uomo si è nutrito 2.000.000 di anni fa, fino a 10.000 anni fa. Secondo i sostenitori di questa dieta, l’essere umano avrebbe un DNA sostanzialmente identico a quello dell’uomo del Paleolitico e quindi sarebbe programmato per mangiare come all’età della pietra antica, anziché come durante il Neolitico. Ricordiamo che gli uomini del Paleolitico erano nomadi, si cibavano di frutta e bacche raccolte, di insetti e vermi, di carne di piccoli animali catturati e di grandi bestie uccise dalle belve. Col tempo affinarono sempre più la loro capacità di cacciare, vivevano nelle caverne e successivamente iniziarono a costruire le prime capanne. Con la scoperta del fuoco, l’Homo sapiens iniziò a cibarsi soprattutto di carne cotta e imparò anche a pescare i pesci dei fiumi. Sostanzialmente la Paleo dieta prevede quindi di mangiare carne, pesce, frutta, verdura e frutta secca, perché considerati più adatti alla natura umana e di evitare invece i cibi che sono arrivati dopo, cioè cereali, legumi, latte e derivati, dolci, cibi confezionati e grassi idrogenati. La Paleo dieta si avvale di pubblicazioni scientifiche che dimostrerebbero che le popolazioni di cacciatori-raccoglitori non avevano le classiche malattie cronico-degenerative tipiche degli ultimi millenni. Penso che questo tipo di alimentazione abbia molti punti positivi, anche se non sono d’accordo con l’esclusione dei cereali, legumi, latte e derivati e dei dolci.
Il nostro DNA ha subito nel corso del tempo, una profonda evoluzione, come quello di tutti gli altri esseri viventi, per cui né noi, né le piante, né gli animali attuali, siamo più gli stessi che eravamo decine di migliaia di anni fa. Anche la nostra microflora intestinale, che interagisce con il cibo che mangiamo, oggi è sicuramente diversa rispetto a quella che si trovava negli intestini dei cavernicoli, come pure le nostre attività sono profondamente cambiate. Nessuno al giorno d’oggi compie enormi sforzi per cacciare, lavorare o difendersi dai predatori; inoltre l’agricoltura e l’allevamento sono state due grandi conquiste per il genere umano e non possiamo comportarci come se non fossero mai avvenute. Per questi motivi non ha senso cercare di alimentarsi come 2 milioni di anni fa, se non impossibile, dato che anche i vegetali e gli animali di cui dovremmo cibarci, non sono più quelli di un tempo. Tra i punti positivi trovo interessante l’enfasi posta sui grassi, sulle uova, sulle frattaglie, sui cibi fermentati e sui vegetali di mare. Dunque, via libera a carne e interiora come lingua, cuore, fegato, trippa, cervello, midollo osseo, che sono una miniera ricchissima di nutrienti; pesci come sardine, sgombri, salmone, frutti di mare; cibi fermentati, come i crauti, il natto giapponese, il kefir, fonte di probiotici, vitamine e minerali; alghe e spaghetti di mare, ottime riserve di iodio e minerali; frutta, verdura e tuberi, come le patate, le patate dolci, il taro, la tapioca; burro e olio di cocco, dagli effetti antibatterici, antivirali e antifungini. Quindi anziché eliminare cibi dalla nostra dieta, io amplierei la gamma di alimenti rendendo ancora più vasta la possibilità di scelta. Concordo che l’alimentazione influisce pochissimo con il livello di colesterolo nel sangue, visto che la sua produzione è endogena, cioè viene prodotto dall’organismo stesso e mi sento quindi di assolvere le uova, troppo spesso colpevolizzate di essere la causa di colesterolo alto. Le uova fanno benissimo. Secondo i fautori della dieta mediterranea, bisognerebbe mangiare solo un uovo a settimana. In questo caso sono d’accordo con i paleo dietologi che non pongono un limite al loro consumo. La Paleo dieta si avvale anche di numerose testimonianze da parte di chi la sta seguendo alla lettera, trovando riscontri positivi, sia per quanto riguarda il miglioramento dello stato di salute, sia per quanto riguarda la perdita di peso.
Per saperne di più www.sanipersempre.com

mercoledì 11 febbraio 2015

Dimezzare gli zuccheri nelle merendine?

Per combattere l’obesità infantile, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha avanzato la proposta di tagliare i consumi di zucchero e ha intrapreso una consultazione pubblica su internet, per spingere le aziende alimentari a cambiare i sistemi di produzione. L’obiettivo è quello di dimezzare il consumo pro capite di zucchero, portandolo dal 10% al 5%, abbassando il limite attualmente indicato di 10-12 cucchiaini al giorno, a un massimo di 5-6. Sinceramente, spero che questa proposta non venga presa in considerazione e fortunatamente il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin non si è schierata a favore. Infatti verrebbero penalizzate non solo le aziende, tra cui molti marchi made in Italy, ma si avrebbe anche una grave perdita nella bontà e nel gusto di certe produzioni dolciarie, che a mio avviso sono uniche nella loro ricetta e quindi intoccabili.
“No a diktat senza base scientifica. È un’aggressione alle nostre tradizioni dolciarie”, ha dichiarato il Ministro Lorenzin. Poi però viene ammessa l’invasione di biscotti, barrette e cose simili con aspartame”, riferendosi al dolcificante artificiale, oggetto di numerose controversie per la sua presunta tossicità. Anche il nutrizionista del CRA, il Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura, Andrea Ghiselli, si è schierato contro l’OMS: “È una riduzione punitiva sul piano del gusto. Oltretutto non c’è alcun vantaggio per la salute. La raccomandazione è di contenere il consumo di zuccheri aggiunti, inclusi miele e succhi di frutta”. Quanti genitori si lamentano dell’obesità dei propri figli e poi sono loro per primi che li lasciano soli giornate intere, davanti alla televisione o al computer, a mangiare schifezze, magari solo per noia, quando invece basterebbe uscire all’aria aperta, muoversi, giocare? Creare dei dolci “light” non risolverebbe il problema, anzi, ci si sente autorizzati a poterne mangiare di più, solo per la illusoria consolazione che sono “light”, senza in realtà trarne alcun vantaggio. Mentre invece basterebbe più controllo, mangiarne pochi, ma buoni, senza nulla togliere al gusto e al senso di appagamento che un dolce fatto a regola d’arte dona. Quindi non scherziamo, i dolci non si toccano!
FONTE
ilsalvagente.it

martedì 10 febbraio 2015

Cibo, malattie e progresso

Il cibo, le malattie e il progresso hanno influenzato la nostra vita sulla terra: spesso il progresso è stato reso possibile proprio dai cambiamenti nell’alimentazione, influendo a sua volta sulla dieta stessa, in un circolo che ha portato indubbiamente vantaggi, ma anche problematiche ancora in attesa di una risoluzione, come l’obesità crescente negli Usa e i diabetici in Cina. Analizzando le statistiche, oggi emerge che viviamo meglio e più a lungo, ma l’alimentazione vegana non c’entra. Al contrario, nel grafico si mostrano i trend relativi alla statura media, alle aspettative di vita e ai consumi di alimenti d’origine animale in Italia, dal 1861 al 2011.


Come si evince dal grafico, in 150 anni i consumi di alimenti d’origine animale in Italia sono aumentati notevolmente. E non siamo tutti malati di cancro, come vorrebbero farci credere certi movimenti pseudoscientifici: al contrario, l’attuale stato di salute degli Italiani sembra derivare proprio da una marcata crescita dei cibi di origine animale. Non solo. Anche il miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie, il progresso tecnologico e scientifico hanno contribuito positivamente allo sviluppo. Nel 1861 non esistevano ancora le conoscenze mediche attuali, ad esempio non c'erano gli antibiotici, per cui, in seguito ad una ferita grave, era alta la probabilità di morire per setticemia. Come si vede in alcuni film storici, quando arrivava la febbre alta, bisognava aspettare e sperare che il malato superasse la notte. Oggi grazie al progresso medico e ai vaccini, abbiamo sconfitto malattie di cui invece i nostri antenati sono deceduti. Anche la malnutrizione ha avuto un’incidenza rilevante: la maggior parte della popolazione era povera e sottoalimentata. Solo i ricchi potevano permettersi la carne, mentre sulle tavole dei poveri c’erano pane, pasta, polenta, patate e ortaggi di stagione. Insomma miseria nera. Fu proprio il progresso a migliorare le condizioni di vita della popolazione, la quale poté assumere quantità crescenti di cibi ad alto valore nutrizionale, come sono appunto quelli di origine animale. E dal cibo nasce il progresso e dal progresso il cibo. Anche l’altezza media della popolazione è salita di un centimetro ogni dieci anni, grazie all’abbondanza di cibo ad alto valore nutrizionale e di proteine, che hanno reso possibile agli italiani di esprimere al meglio le proprie potenzialità genetiche. Eppure questi movimenti pseudoscientifici emergenti al giorno d’oggi, vanno contro tutto questo, attaccando non solo il consumo di prodotti di origine animale, ma battendosi anche contro le vaccinazioni, contro la medicina attuale, contro la ricerca biomedica, contro tutto ciò che ha contribuito a migliorare la qualità della nostra vita. Mirano anche alla chiusura di tutti gli allevamenti, degli impianti di macellazione, dei caseifici, vanno contro la sperimentazione animale, contro le multinazionali e vedono complotti da tutte le parti. Vorrebbero farci tornare forse all’epoca dei cavernicoli, in nome di un’etica assurda. Professionalmente parlando, resto ogni volta meravigliata dalla diffusione di certi moti, che in paesi dove si patisce la miseria, non esistono minimamente. E’ utile quindi seguire una dieta vegana? Concordo che è terribile assistere all’uccisione e alla macellazione degli animali da allevamento, ma è comunque impossibile vivere senza uccidere. Anche la produzione di semplice tè verde causa la morte di esseri viventi. Arando la terra, infatti, tutti gli animali dentro la terra vengono portati in superficie e muoiono. Stesso destino per tutti gli insetti sopra la terra, che vengono sepolti dall’aratro, dopo di che, tutto viene irrorato con anticrittogamici. E’ impossibile avere un corpo senza fare del male ad altri esseri: ogni volta che si va al gabinetto si annegano milioni di esseri che vivevano nell’intestino. Ogni volta che si respira, innumerevoli esseri finiscono nei polmoni e muoiono. A ogni passo che si fa, si calpestano esseri. Non possiamo avere un organismo fisico senza procurare tanti danni.
E cosa dire della pericolosa campagna di disinformazione sui vaccini che sta spopolando sul web, spaventando a morte i poveri genitori che non sanno più cosa fare? Si domandano che senso abbia vaccinare, per esempio, contro il morbillo, perché sembra una malattia non grave, o se il vaccino esavalente non sia troppo pesante, dato che il ciclo inizia quando i bambini hanno appena 2 mesi. Oppure, perché si vaccina ancora contro la difterite, anche se nei paesi industrializzati (e proprio grazie ai vaccini) tale malattia non esiste più? Ormai questa domanda non se la pongono più i genitori del bambino londinese, morto per difterite in età scolare nel 2008, tre giorni dopo il ricovero. Non era stato vaccinato. E' bastato che un membro della sua famiglia tornasse da un viaggio in Africa per portare con sé, senza saperlo, il batterio. E con i flussi migratori a cui assistiamo ogni giorno, possiamo ben capire l’importanza della prevenzione. Ogni bambino ha il diritto al migliore stato di salute possibile, quindi anche alla protezione da malattie infettive prevenibili con le vaccinazioni. La prevenzione è fondamentale, anche perché le malattie contro cui sono stati sviluppati vaccini possono avere gravi conseguenze, come danni permanenti e addirittura la morte. Da quando il mercurio è stato eliminato dai vaccini, i movimenti antivaccinali hanno scelto i sali di alluminio come nuovo bersaglio per la loro campagna denigratoria, al fine di creare uno stato d'ansia nei genitori. L'alluminio è il metallo più abbondante in natura e da miliardi di anni tutti gli esseri viventi sono stati in costante contatto con esso, evolvendosi in un ambiente dove questo metallo è praticamente ubiquitario. Infatti lo ingeriamo in modo del tutto naturale ogni giorno con il cibo, con l'acqua e lo respiriamo costantemente. Un neonato nasce già con una certa dose di alluminio che ha ricevuto dalla madre. Anche il latte materno contiene piccole quantità di alluminio, maggiori nel latte artificiale e ancora di più nel latte di soia (che proprio i vegani bevono), ma comunque sempre parecchio al di sotto dei livelli minimi di tossicità. L'alluminio viene comunque espulso dal corpo con le feci e con le urine, solo una piccola parte si accumula nel corso della vita, ma senza provocare malattie. L'alluminio diventa infatti tossico solo in dosi altissime. I sali di alluminio rappresentano dunque una componente vaccinale importantissima, poiché aumentano l'efficacia del vaccino, stimolando il sistema immunitario, permettendo di ridurre la quantità di antigeni necessari per produrre il vaccino, il numero di dosi da somministrare e prolungando la protezione immunologica. Quindi i sali di alluminio sono sostanze molto utili che ci aiutano a proteggere i nostri figli da malattie molto serie. Purtroppo gli antivaccinisti non tengono minimamente conto di ciò, ma cercano in tutti i modi di convincere i genitori che i sali di alluminio contenuti nei vaccini siano altamente tossici. Da circa 70 anni si usano vaccini che contengono sali di alluminio, più di un miliardo di persone sono state immunizzate con essi ed esiste una vastissima quantità di letteratura internazionale sulla loro sicurezza. Questa campagna di disinformazione ha provocato un calo netto della vaccinazioni, tanto che l’Italia è stata richiamata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, prospettando un quadro allarmante. In particolare il 2015 avrebbe dovuto essere il termine ultimo per debellare definitivamente il morbillo dall’Europa, mentre invece, a causa di questi movimenti, questo sarà difficilmente realizzabile. Essere estremisti non porta mai buoni risultati, in nessun campo, ma occorre sempre la giusta misura in tutto. Come pure per uno stile di vita sano, è importante una dieta equilibrata, ma senza rinunciare ai piaceri che la nostra buona tavola offre, che come abbiamo visto, hanno dato un contributo positivo alla nostra attuale longevità.
FONTI
[estratto da 108 Domande, Lama Ole Nydahl, (2011) I Libri di Marpa]

lunedì 2 febbraio 2015

I veleni nelle verdure

E’ ormai risaputa l’importanza di una buona dose di frutta e verdura nella nostra alimentazione per un corretto e sano stile di vita. Ma anche le verdure hanno il loro lato oscuro. Come gli animali, anche le piante sono esseri viventi, (anche se i vegani fingono di non saperlo), sono sensibili al taglio e al danneggiamento e lottano per la loro sopravvivenza. Ma mentre gli animali possono scappare, le piante devono mettere in pratica altre strategie di difesa per salvarsi dai predatori. Basti pensare ai veleni di alcune bacche selvatiche, o agli antinutrienti contenuti in molte verdure. Nella maggior parte dei casi, si tratta infatti di sostanze chimiche tossiche e di disturbatori della digestione, cioè inibitori dei nostri enzimi digestivi, causando così importanti difficoltà nel digerire. Cereali e legumi crudi, per esempio, contengono tossine: per questo motivo abbiamo imparato a cuocerli, per eliminarne il veleno. Quindi questa potrebbe essere una buona risposta a quei vegani che sostengono che non siamo fatti per mangiare la carne cruda. Ma non è solamente la presenza di veleni una delle armi di cui la pianta si avvale per evitare di essere mangiata, ma anche il contenuto di disturbatori ormonali, cioè sostanze che imitano i nostri ormoni, come gli agenti estrogenici della soia e i disturbatori della tiroide, contenuti nelle crucifere, come cavoli e broccoli. Per questo motivo a chi soffre di ipo-tiroidismo, si consiglia di non mangiare crucifere in grande quantità, ma neanche tapioca, arachidi, soia, fragole, patate dolci, pesche e pere, dato che possiedono la solita proprietà di soppressione della tiroide. E’ proprio su questa capacità delle piante di interferire con la nostra fisiologia che si basano erboristeria e farmacia. E come diceva Paracelso “è la dose che fa il veleno”, queste sostanze difensive delle piante hanno mille proprietà ed in base alla quantità ingerita, ma anche alla predisposizione genetica di ogni persona, possono apportare benefici o esattamente l’opposto. Ad esempio, l'isotiocianato, sostanza difensiva col potere di uccidere insetti, batteri, funghi e di agire da repellente per il suo caratteristico sapore pungente, è contenuto in grandi quantità nella senape, nel rabarbaro, nel wasabi e nelle crucifere. Può essere un ottimo anti-ossidante, ma anche pro-ossidante, oppure avere proprietà anti-cancro, ma anche l’opposto. Negli agrumi, nel prezzemolo, carote e sedano, troviamo invece le furanocumarine, anche queste prodotte dalle piante per difendersi dai virus, batteri, miceti, insetti e animali. Molte furanocumarine sono cancerogene ed epatossiche, per la loro capacità di sotto-regolare la produzione del citocromo P450, un enzima prodotto dal fegato per la detossificazione.
Nel sedano e nel lime ad esempio, troviamo gli psoraleni, capostipiti delle furanocumarine, che hanno la capacità di rendere la pelle più sensibile ai raggi UV, danneggiandola più facilmente all’esposizione solare. Gli oli di semi di colza, girasole e senape contengono il tossico acido erucico, dalla capacità di far accumulare grasso intorno al muscolo cardiaco negli animali. Non ci sono attualmente studi condotti sull’uomo, ma l'FDA (Food and Drug Administration) ha limitato rigidamente la quantità di acido erucico ammessa in questi oli al 2% per quanto riguarda gli USA, e la Commissione Europea al 5% per quanto riguarda l'UE. Nei cereali e legumi sono presenti le lectine, dette anche emo-agglutinine, per la loro capacità di agglutinare i globuli rossi e di legarsi alle cellule della mucosa intestinale, causando malassorbimento. L'acido ossalico è un'altra tossina che si trova negli spinaci, prezzemolo, lattuga, sedano, cavolo, bietole, pere, patate mirtilli e carote, in grado di legarsi al calcio, al ferro e ad alcuni minerali rendendoli meno biodisponibili, oltre a formare precipitati di ossalato di calcio nei reni, causando calcoli renali. La liquirizia contiene un principio attivo, la glicirrizina, che favorisce il riassorbimento di sodio, provocando ipertensione e ridotti livelli di potassio nel sangue: per questo motivo ne è sconsigliata l’assunzione in gravidanza, in quanto potrebbe danneggiare la placenta. Dunque, a quanto pare, la grande “insalatona” composta da tante verdure crude diverse, non è molto salutare per il nostro fegato. Quanti vegani mangiano ogni giorno insalatone, seitan (glutine puro), tofu e semi? Questo per ridimensionare un attimo l’idea del “mangiare sano”, che troppo spesso ultimamente viene attribuita a questo stile di vita. Esistono comunque dei metodi per ridurre le sostanze tossiche ed aumentare la digeribilità dei cereali e legumi, come ad esempio l'ammollo in una soluzione acida ad una certa temperatura, la germinazione, la fermentazione tramite lievito madre e infine la tostatura o la cottura, anch'esse ad una determinata temperatura. Quindi, prima di affermare che non siamo fatti per mangiare la carne cruda, pensate a questo. Dunque anche le piante sono esseri viventi che, oltre a fare di tutto per la loro sopravvivenza, alcune mostrano addirittura segni di apprendimento e memoria: dalle ultime ricerche è emerso che le cellule vegetali sembrano elettricamente eccitabili e possiedono vie di segnalazione cellulare simili a quelle neurali, tramite le quali la pianta può organizzarsi nella strenua lotta alla sopravvivenza, nella riproduzione e nell'approvvigionamento di risorse. Il sentimento di avversione nei confronti delle verdure, sia da parte dei bambini, ma comune anche ad alcuni adulti, deriva proprio da questo: è un comportamento primitivo, ancestrale, dovuto al fatto che i nostri antenati spesso si sono avvelenati mangiando vegetali. Il nostro senso di repulsione verso i sapori amari, nasce dal fatto che la maggior parte dei veleni naturali ha proprio questo sapore ed il nostro corpo ci fa capire tramite il gusto che forse stiamo assumendo qualche sostanza strana. Anche le fibre contenute nelle verdure possono causare danni, come mal di pancia nei bambini, non avendo un intestino completamente sviluppato, ma anche negli adulti, “grattando” eccessivamente l’epitelio intestinale ed incidendo negativamente sulla sintomatologia del colon irritabile. Come in tutte le cose, quindi è necessaria la giusta misura, senza esagerare. E’ importantissimo dunque variare il più possibile gli alimenti, senza troppe rinunce, secondo i principi della dieta mediterranea, che offre una varietà di cibi d’eccellenza made in Italy, che tutto il mondo ci invidia.
FONTI
Wertz AE, Wynn K. – Thyme to touch: infants possess strategies that protect them from dangers posed by plants – Cognition. 2014 Jan;130(1):44-9