sabato 31 gennaio 2015

The China Study

E’ trascorso ormai un decennio dalla pubblicazione di "The China Study", un libro scritto dal biochimico e nutrizionista T. Colin Campbell, basato sui risultati del Progetto Cina, uno studio sul rapporto tra alimentazione, condizioni ambientali, tradizioni sociali e malattie nella popolazione cinese, ma gli argomenti e la disputa che ha scatenato sono sempre attuali. L'autore, che vanta un curriculum vitae invidiabile, responsabile della ricerca e direttore del Progetto Cina, mette in evidenza la relazione tra cibo e malattie cardiovascolari, cancro e diabete e la possibilità di ridurre o arrestare lo sviluppo di queste patologie attraverso l'alimentazione, osservando come malattia coronarica, ictus e ipertensione, cancro della mammella, della prostata e del polmone, diabete e osteoporosi, molto diffuse nei paesi occidentali, avevano invece bassa incidenza in Cina, dove il consumo di prodotti animali era molto scarso. Il Progetto Cina arriva quindi alla conclusione che un'alimentazione basata sui vegetali, come la dieta tradizionale cinese, può offrire molti benefici per la salute. Particolare enfasi viene riposta sulla connessione tra la caseina, una proteina del latte, ed il cancro, nella sua ricerca sui topi di laboratorio. Lui stesso sostiene che “la caseina si è rivelata così potente nei suoi effetti che potremmo accendere e spegnere la crescita del cancro semplicemente cambiando il livello somministrato”. Addirittura classifica la caseina “come la sostanza cancerogena più rilevante mai identificata”. Non c’è quindi da stupirsi se "The China Study" è stato accolto con entusiasmo dal mondo vegano, in quanto esso enuncia tutto quello che ogni vegano vuole sentirsi dire, e cioè che c'è una ragione scientifica per evitare tutti i cibi animali e viene spesso sbandierato come loro Manifesto. Mi dispiace dover dire loro che la grande mole di numeri non è sufficiente per trarre queste conclusioni e sono davvero desolata per coloro che credono in queste cose, senza minimamente porsi dubbi scientifici, anche perché non avendo mai letto o studiato la scienza non sanno di certo come si affronta una "proposta" scientifica. Nel corso degli anni numerosi ricercatori hanno evidenziato omissioni e fallacie logiche nel libro di Campbell, che di fatto rendono discutibili le conclusioni a cui giunge l'autore. Uno dei più famosi studi critici a "The China Study" è stato svolto da Denise Minger, esperta in statistica, che ha analizzato in modo certosino tutti i dati e i grafici, evidenziando quanto questo studio, in realtà, giochi in modo un po’ furbetto con la statistica. Questa ragazza era vegana al momento dell'analisi, (ora non lo è più, si sarà ravveduta?) quindi non aveva interessi a smontare pezzo pezzo questo lavoro, per lei si trattava solo di numeri da analizzare, come lei stessa scrive. C’è da sottolineare anche che il lavoro non è mai stato sottoposto al "Peer Review Process", fondamentale in ambito scientifico. Non mi dilungo nel riportare qui nello specifico tutto lo studio di Campbell e le relative critiche, ma per chi fosse interessato ad approfondire l’argomento clicchi qui per leggere tutta l’analisi svolta da Denise Minger.


Nel suo lavoro Campbell non spiega se il meccanismo con cui la caseina induce il cancro nei topi di laboratorio è valido anche per gli esseri umani, non chiarendo neppure se la caseina promuove la crescita del cancro non solo isolatamente, ma anche quando è combinata ad altre sostanze negli alimenti, come il siero di latte, peptidi bioattivi, acido linoleico coniugato, minerali e vitamine, alcune delle quali sembrano avere invece importanti proprietà anti-cancro. I topi nella ricerca di Campbell consumano caseina come fonte proteica esclusiva, paragonabile ad una persona che assume zero proteine vegetali per tutta la sua vita, ma questa è una situazione inverosimile nella vita reale. Inoltre nei suoi studi Campbell evidenzia che il cancro indotto dalle proteine di pesce, viene neutralizzato dalla presenza di olio di pesce. Ciò significa che le proteine animali sono promotrici del cancro solo se somministrate da sole. Sarebbe interessante avere più studi sulla crescita del cancro nei topi alimentati con diete di caseina più grasso del latte, per vedere se la caseina perde la sua capacità di promuovere il cancro in quella circostanza, come le proteine di pesce hanno fatto con l’olio di pesce. Come mai allora uno studioso del suo calibro si è limitato ad osservare il comportamento della caseina isolata, dal momento che è stato scientificamente dimostrato che altre forme di proteine animali, particolarmente il siero, un componente del latte, esercitano importanti effetti protettivi anticancerogeni e immunitari? E cosa dire del momento dell'allattamento? Le donne dovrebbero smettere di allattare per ridurre l'esposizione dei propri figli alla caseina? Sembra strano che la natura sia stata così crudele, dato che la caseina viene consumata dai giovani mammiferi in un momento così delicato della propria vita. Per fortuna, numerosi sono gli studi seri che mostrano gli effetti benefici del latte per l’uomo, nei confronti di osteoporosi, ipertensione, diabete, malattie cardiovascolari e persino alcuni tipi di cancro. Fonti privilegiate di calcio, latte e latticini sono importanti nei bambini e negli anziani, per la salute di ossa e muscoli, anche per gli sportivi. Le "Linee Guida per una sana alimentazione", consigliano 250-375 grammi di latte o yogurt al giorno nella popolazione adulta. Uno studio effettuato su topi alimentati con caseina ha evidenziato che non solo questi topi mostravano un più alto numero di spermatozoi in confronto ai loro simili alimentati solo con amidi, ma le caseine avevano giocato anche un ruolo protettivo nei confronti degli ftalati, sostanze presenti nei contenitori di plastica per alimenti, che ora sono stati aboliti. Possiamo quindi stare tranquilli, a meno che non siano presenti intolleranze importanti, non ci sono ancora validi motivi per rinunciare al nostro cappuccino a colazione o ai nostri favolosi formaggi tipici. Sarebbe interessante svolgere anche un "Japan Study", visto che ogni anno i giapponesi consumano più di 70 chilogrammi di pesce pro-capite, (l’Italia si posiziona al decimo posto con circa 23 chili a testa) e l’età media del popolo giapponese è al secondo posto al mondo, di poco superiore all’Italia, che si posiziona terza, con un’aspettativa di vita di 84 anni (l’Italia 82 anni). Ma anche un "Sardinia Study" visto che i sardi, come i giapponesi, sono tra i popoli piu' longevi e vantano un'alimentazione tradizionalmente basata su formaggi tipici e carne di pecora. L’India, noto paese vegano per motivi religiosi, è solamente al 145° posto e mostra un valore medio di soli 68 anni. La Cina si posiziona a metà strada tra l’India ed il Giappone, con 75 anni. Sarebbe interessante dunque condurre anche un "India Study" sull'effetto della dieta vegana in India, mettendo in risalto le carenze vitaminiche e l'aspettativa di vita di questa popolazione. Dati che fanno riflettere, soprattutto in seguito alle accuse rivolte alle proteine animali di essere la causa dei peggiori mali. Quando si parla di carne e di pesce, saltano fuori parolone come “putrescine”, “cadaverine”, il cui nome è già tutto un programma. Ma basta avere delle elementari nozioni di biologia per sapere che queste sostanze si trovano anche nella frutta e nei vegetali. Questo purtroppo non è fare informazione, ma creare autentico panico nelle persone, intorno ai migliori alimenti di tutti i giorni, sulla base di argomentazioni prive di fondamento scientifico. Purtroppo trovo che il lavoro di Campbell sia solo un elogio alla dieta vegana, con lo scopo di vendere il suo libro, che di fatto non è stato riconosciuto valido dalla comunità scientifica.
Una degna risposta di poche parole si può comunque sintetizzare in questo Video.
FONTI
T. Colin Campbell, Thomas M. Campbell, The China Study